ell’estate 1263, il pontefice Urbano IV soggiornava ad Orvieto, unitamente alla sua corte. Avvenne che un prete boemo, che dubitava della presenza del Corpo di Cristo nell’ostia, mentre celebrava la messa in Santa Cristina a Bolsena vide stillare dall’ostia consacrata alcune gocce di sangue, che macchiarono l’altare e il corporale. Avuta immediata notizia del miracolo, Urbano IV inviò a Bolsena il vescovo Giacomo, a prendere il sacro lino, e ne attese l’arrivo ai piedi della rupe, accompagnando, poi, in processione la reliquia sino dentro la vecchia cattedrale. La vita spirituale di Orvieto era allora travagliata dall’eresia payarina (nel 1199 il podestà Pietro Parenzo era stato trucidato dagli eretici), per combattere la quale l’11 agosto 1264 il papa proclamò il dogma del “Corpus Domini”. Tommaso d’Aquino, in quel tempo insegnante di teologia presso il convento dei Domenicani della città, fu incaricato di comporre un inno solenne. Finalmente, l’11 novembre 1290, alla presenza di Niccolò IV, il vescovo Francesco Monaldeschi poneva la prima pietra di una nuova cattedrale, quasi si trattasse di un grandioso reliquiario rivolto verso Bolsena.
Paolo Rossi
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